…non mi piacerebbe essere una fotografia… eppure mi piace scattarne…

luglio 2, 2010
Strana la vita…

..non mi piacerebbe essere una fotografia… eppure mi piace scattarne…
a pensarci, è che, non mi piace quando qualcuno obbliga qualcosa in continua evoluzione, come il tempo, a dover essere racchiuso in una cornice…quindi le fotografie non dovrebbero piacermi, mi sembra logico… eppure non è così… contraddizioni… 
non mi piacerebbe essere una fotografia perchè significherebbe che qualcuno vorrebbe limitare ciò che sono…
eppure, oggi, mi sento così…


Non mi piacerebbe essere una fotografia, eppure mi piace scattarne…
Forse dentro di me, nonostante lo spirito un po’ troppo razional-deterministico ho sempre avuto la passione per la fotografia, frenata un po’ dall’essere il secondo, un po’ dalle mie stesse paure.
Si, perché in passato, dopo aver scattato una foto per poterla vedere dovevi portarla a stampare e allora erano classici i rimproveri di mio padre. Non che siano stati rimproveri campati in aria, per carità, era solo un modo diverso di interpretare la fotografia. Quando tornavo dalle gite – a parte che il rullino da finire stava nella macchina per almeno altri due o tre mesi prima di portarlo a sviluppare – ogni foto in cui non compariva una persona [messa in posa ovviamente] era quasi una foto persa secondo lui…
La fotografia doveva essere un ricordo delle persone insieme ai luoghi… non poteva essere una ”espressione artistica”… beh almeno questo è ciò che ricordo. Per me invece era diverso, era cercare di fermare un attimo, bloccare un’emozione… o comunque cercare di avere un qualcosa che potesse far riaffiorare nella mente un sentimento provato in quel momento.
Complicato da scrivere, ma penso che siete riusciti ad interpretarlo, no???
Così ho dovuto attendere la mia laurea triennale per poter mettere da parte un po’ di soldini e comprarmi la mia reflex… la mia bimba… con lei mi sentivo decisamente più libero, prima di tutto perché era digitale e così le foto le potevo vedere direttamente sul mio computer, il mio bimbo… ma anche perché era la mia macchina! Con la reflex di mio padre avrò scattato una ventina di foto… perché quando non era mio padre a scattare lo faceva mio fratello… 
lui aveva letto il libro sulla fotografia… io no…
L’ho fatto poi… ma da solo… qui il discorso si complica… orgoglio, vergogna, non so come chiamarlo, ma ho sempre preferito cercare di imparare le cose da solo piuttosto che andare a chiedere come si fa… vabbè ma questo è un altro discorso…
Ma, da dove ero partito?!? Ah si…
Non mi piacerebbe essere una fotografia…
Una fotografia, vista dal punto di vista tecnico, fissa su pellicola la luce che incide su di essa in un determinato arco temporale… visto che di solito questo tempo è piccolo, piccolissimo, di solito diciamo che fermiamo un istante. 
A volte ci sono degli eventi particolari, tipo matrimoni, comunioni, lauree e così via, e in quei casi, anche se la foto non è particolarmente ben riuscita provoca in chi la rivede il riemergere di quelle emozioni, ovviamente solo se ha vissuto quei momenti… In tanti altri casi invece l’emozione è un qualcosa di molto più personale, cioè – è difficile da spiegare – ma mettete che io sto guardando un tramonto e mi trovo in una condizione emotiva particolare… scatto una foto…
Se è una buona foto – se son stato un bravo fotografo – posso riuscire a trasmettervi cosa ho provato io, ma se la foto è una mezza schifezza – e non dico schifezza perché altrimenti non la guardereste proprio – penso proprio che non riuscirebbe a trasmettervi nulla. Un po’ come con la scrittura, e in fondo ciò che sto provando ora mentre butto giù queste quattro [sapendo quanto sono logorroico 44] righe forse non lo capirete mai visto che non so scrivere.
Dicevo… il tramonto… e questo perché??? Perché non è il tramonto in se a dare l’emozione… ma è il tramonto unito allo stato d’animo… in pratica più che una fotografia, servirebbe un video… ecco un video… in cui come sfondo c’è sempre il tramonto [casomai che pian piano diventa buio così sai che spettacolo di colori] e sovrapposti, quasi in trasparenza, dovrebbero scorrere tutti gli eventi che hanno portato a quello stato d’animo… altrimenti proprio non si può capire…
Perché la Vita è fatta di attimi, si, ma non di uno solo… e ogni attimo concorre a ciò che siamo e ciò che proviamo… la vita è in continuo movimento… una continua catena di cause-effetti dove ogni tanto c’è l’imprevisto o quel qualcosa che ti spiazza e che dovremmo essere bravi a vivere.
E a me non piace sentirmi dentro una foto… non mi piace sentirmi “bloccato” come lo scorrere del tempo dentro un frame di una pellicola fotografica… perché non mi potrei esprimere per quello che sono… e spesso o forse troppo spesso, nei rapporti con le persone non possiamo esserlo poiché veniamo bloccati ancor prima di poter far qualcosa…
Non che sia una cosa necessariamente negativa… anzi, in tanti si diventa invadenti e sicuramente lo sono anch’io… ma per quel che riguarda me so che lo faccio con il Cuore… e se vedessi qualcuno che facesse qualcosa a/per me con il Cuore, non sarebbe importante quanto lo “volevo” io, ma quanto Amore c’era in tutto ciò…
Ora mi sento proprio così… come in una fotografia scattata da qualcuno… con la voglia di voler fare tante cose, compiere tanti gesti più o meno significativi… molti dei quali forse non verrebbero neanche capiti, ma neanche questo è importante… e invece non posso… perché qualcuno mi ha rinchiuso dentro una pellicola…
Peccato che non mi abbiano ancora stampato… altrimenti, messo in una bella cornice e posto avanti ad uno specchio potevo vedere se, almeno in foto, apparivo un po’ meglio di quel che sono…

Colonna sonora del momento:
- Obadiah Parker "So Hard To Find"
- The Killers  "Mr. Brightside" (Boyce Avenue acoustic cover)

…all in…

maggio 31, 2010

…e proprio quando ti ritrovi con poche fiches che decidi di puntare tutto…

Ecco, c’è chi dice che la vita è come una roulette o come una partita al Texas Hold’em in cui hai una certa quantità di fiches e c’è un momento in cui ti senti invincibile… e in quel preciso istante decidi di voler puntare tutto… tutto su due carte oppure su un singolo numero.
Beh devo dire la verità, sono solo parzialmente d’accordo… e la maggior parte delle volte in cui ho deciso di puntare tutto non è andata proprio come avrei voluto.
Uno dei campi in cui gli uomini [come razza, non come sesso] non sempre sono capaci di buttarsi è l’Amore; tante, troppe volte ho visto persone che per paura si son pietrificate senza trovare il coraggio di fare quel passo che forse gli avrebbe cambiato la vita oppure che si muovevano si, ma nella direzione “sbagliata”… sbagliata tra virgolette perché non son io che ho la capacità né il diritto di dire se sia la scelta corretta o meno, ma secondo me lo scappare è sempre la scelta sbagliata.
Io me ne son reso conto a mie spese perché più di una volta mi son trovato a scappare, anche un po’ contro la mia volontà… o meglio, contro i miei sogni.
Si, perché li rinchiudevo in un cassetto, li negavo fino alla morte [beh morte non mia, per fortuna, ma dei sogni] per il timore di schiantarmi nuovamente contro un muro e farmi decisamente male.
Stanotte riflettevo… sembrerà strano, ma rifletto anch’io ogni tanto… ed è stato mentre cercavo di fare valutazioni oggettive [immaginate quanto possano essere oggettive delle valutazioni sui propri sogni e su cosa si vorrebbe] che ho capito di essere ricco… ma veramente tanto ricco…
Si, perché durante la mia vita più di una volta mi son trovato a puntare “tutto” su di una persona… poi abbi, ho trovato sempre quello più “fortunato” di me che alla fine si ritrovava una scala reale massima, contro il mio misero tris [e qualche volta doppia coppia]. Ma era veramente tutto?!? In quel momento pensavo di si… ma se era tutto come son riuscito a trovare “altro” da poter puntare?!?
Ad oggi son ancora convinto che in alcune di quelle occasioni non avrei potuto puntare di più, anzi, razionalmente e vedendo come son andate le cose e come si son rivelate le persone ho puntato anche molto più di quanto oggettivamente la situazione avrebbe richiesto… ma son ancora qui… a giocherellare con le fiches che mi son rimaste nonostante mi son ritrovato senza “nulla”.
Ecco perché mi sento ricco… perché di partite ne ho perse tantissime e tante volte mi son ritrovato in mutande, anche quando prima dell’ultima puntata mi sembrava di avere il punto migliore…
E non mi rendevo conto che mi bastava ritornare a casa e mettermi alla ricerca [di me stesso prima di tutto] per ritrovare altre fiches…
Con questo non voglio dire che sia giusto buttarsi a capofitto in situazioni assurde e sconclusionate… anzi, mi piacerebbe tanto far carpire a me stesso, o meglio imparare [visto che un po’ credo d’averlo capito] che non sempre è il caso di puntare. In alcune casi è meglio lasciare il piatto, anche se è sostanzioso, quando non si hanno possibilità. Ma nel caso sembri che ne valga la pena, beh, perdere non è poi così doloroso… anzi spesso lo è di più il lasciare il piatto e rimanere con il dubbio di quali erano le due carte nascoste dell’altro… beh penso sia chiaro il perché non lo chiamo avversario no?!?

Forse vi starete chiedendo perché io abbia pensato a tutte queste cose questa notte… mmm… o forse non ve ne frega proprio nulla…
Mettiamola così…
Io non ve lo dico… ;)
Ma se dovessi un giorno decidere di fare un all-in e dovesse andare ancora una volta male, beh, so che nonostante la delusione e la sofferenza potrò sempre tornare da me stesso per ricominciare a giocare.

Scritto il 27 Maggio 2010 – ore 15:30 16:00

somewhere through the thoughts

aprile 14, 2010

In certi momenti la voglia di parlare è nulla e ancor più
inesistente è la voglia di pensare; l’unica cosa che si vorrebbe fare è fermare
il turbinio di pensieri che girano e rigirano dentro la testa come un mulinello
marino che risucchia tutto ciò che si trova sul superficie delle acque.

Ma forse è proprio in queste circostanze che si dovrebbe
trovare il modo e la forza per riuscire a far chiarezza dentro di se… fermare
il mulinello… come quando dopo una tempesta viene il momento della quiete.

Provare a farlo, beh non è semplice… forse perché la maggior
parte delle volte lo si fa nel modo sbagliato, cercando svaghi che facciano
evitare di pensare, aggrappandosi alle amicizie, agli affetti, al lavoro, allo
studio, al divertimento. Ultimamente devo dire la verità ciò che di più è
riuscito a farmi evitare di pensare è stata la musica… ascoltata ma soprattutto
suonata… come se nel far vibrare le corde si cerchi di far muovere con le
stesse armoniche anche i neuroni e allora tutti i pensieri sembrano perder
forma trasformandosi quasi in lontani ricordi.

Qualche giorno fa ho letto una storiella su internet, la
ricordo più o meno così… era la storia di una persona che vicino ad un pozzo incontra
un monaco che stava tirando su un secchio con dell’acqua; questa persona chiede
al monaco a cosa serva il “silenzio” nella propria vita. Il monaco fece
guardare il tizio dentro al pozzo chiedendogli cosa vedesse… beh evidentemente
non c’era molto da vedere se non tutto buio… lo fece aspettare qualche momento
e gli rifece la stessa domanda… questa volta in fondo, sull’acqua questa
persona poteva vedere la propria immagine riflessa… il monaco gli disse a quel
punto che grazie al silenzio riusciva a comprendere meglio se stesso, proprio
come guardando nel pozzo quando il movimento creato dal secchio è cessato si
poteva vedere riflesso. Certo non è che sia stata una storia molto illuminante,
anzi era anche una cosa abbastanza banale, ma mi ha colpito. Mi ha colpito
perché proprio nei momenti in cui sento forte il bisogno di capirmi, di capire
cosa mi passa per la testa cerco un po’ di silenzio… lo faccio inconsciamente …
 forse per riuscire meglio ad ascoltare
ciò che mi urlo dentro e che non riesco o ho paura di ascoltare…

Ultimamente non è che la mia vita si sia rivoluzionata, anzi
è stata anche abbastanza tranquilla, tra lavoro, studio, musica, amici… una
nuova esperienza di catechesi a Vallo della Lucania che mi sta facendo porre
una bella quantità di domande… qualche successo, qualche gioia, qualche
delusione… tutto come se il tempo non passasse mai… come se si richiudesse
sempre su se stesso… come una farfalla che non ha il coraggio di bucare il bozzolo
per uscire all’aria aperta… si sta così comodi lì dentro, perché uscire e
doversi scontrare con le difficoltà della vita? Eppure lì dentro non è che si
sta veramente comodi, come se qualcuno dall’esterno continui a dire che è tutto
proprio bello…

 “la parte più
difficile di un viaggio è superare la porta” diceva qualcuno… beh forse non son
manco le parole corrette, ma la mia memoria si sa che fa abbastanza schifo.

E così, lì dentro al mio bozzolo – o forse dovrei chiamarla
prigione?!? E così, lì dentro la mia prigione mi sforzo di pensare che vada
tutto benissimo rimanendo ogni sera con quel senso di amaro in bocca di chi vorrebbe
un qualcosa di più… e la cosa brutta è che non si sa quel qualcosa in più cosa
sia e non si ha neanche il coraggio di andarla a cercare…  in fondo cosa c’è che non va?!? Nulla no?!?
Tutto benissimo!!! E allora perché lamentarsi?!? Perché voler trovare il modo
per dare una spinta seppur lievissima ad una situazione di equilibrio
decisamente instabile?!? Perché voler dire a tutti che c’è qualcosa che non va,
passare per quello palloso che non sta mai “bene” e tutto questo senza sapere
neanche di cosa si ha bisogno?!?

Certe sere sento come se qualcuno dentro di me bussasse ad
una porta e mi dicesse “ehi, c’è qualcuno?!? Ti vuoi dare una mossa o vuoi
rimanere così all’infinito?!?” e sembro quasi riuscire a convincere me stesso
che si, il passo si deve fare… ma è come farlo al buio sapendo che tutto
intorno a te c’è uno strapiombo… devi mettere il piede nel punto giusto, oppure
sbam! Ti spiaccichi per terra… Il problema però è farlo quel passo perché sai
verso dove vorresti andare, ma non sai né se è la strada giusta né se tutte
quelle “certezze” che ti sei “costruito” durante gli anni saranno pronte per
capirti e per seguirti.

E proprio quando pian piano ti stai convincendo e inizi ad
alzare il piede da terra arrivano altri problemi, altre delusioni… quasi come
una spranga dietro la nuca… e nonostante fossi consapevole che sarebbe potuta
arrivare da un momento all’altro, nonostante ne hai ricevute tante altre, non
si è mai pronti…

Quante volte mi son detto che son io a sbagliare, ad
affezionarmi alle persone… che dovrei lasciar perdere ed essere un po’ più “menefreghista”…
pensare un po’ più a me stesso invece di “attaccarmi” all’affetto degli altri o
all’effetto che gli altri hanno su di me [affetto-effetto non è stato un
errore]… ma è più forte di me… e quando poi vedi che una presenza oramai
costante, sulla quale avevi riposto anche tante speranze, alla quale avevi
anche dato tanto affetto, scompare così, pluf, da un giorno all’altro senza
spiegazioni, beh altro che spranga… sembra più una colata di cemento rapido ai
piedi prima che qualcuno si decida a spingerti giù nel mare [ho anche provato con
la nota bevanda, ma a me le ali non son spuntate… credo che gli farò causa per
pubblicità ingannevole].

Poi ci son quelle altre persone che riescono a ferirti con
la loro diffidenza, pensando che ci sia sempre qualcosa di nascosto dietro un
gesto o una frase… non riescono ad immaginare che ci sia qualcuno che “fa”
senza doppi fini… io per un po’ ci provo, ma quando proprio vedo che non ci son
speranze lascio perdere… all’inizio non era così… questa è una di quelle cose
che è cambiata con il tempo e da questo punto di vista le cose stanno cambiando
ancora… forse tra un po’ non ci proverò manco più! La cosa più triste è che so
che non è la strada giusta, ma non vedo molte alternative… o meglio, le
alternative ci son pure, però dopo un po’ inizi anche a scocciarti, no?

Infine ci son le persone che ripongono in te tante
aspettative… queste no, non mi feriscono… son io che mi ferisco da solo perché
mi rendo conto che non sempre riesco ad essere all’altezza… anzi, diciamo che
spesso non ci riesco. Ma mi son anche reso conto che ciò avviene soprattutto
quando sento il bisogno di pensare un po’ più a me stesso, ai miei obiettivi,
ai miei traguardi… è in queste circostanze che non riesco ad essere accomodante
e non riesco più ad ascoltare o assecondare tutti i voleri altrui… si lo so,
farlo solo per quieto vivere è certamente sbagliato, ma non lo faccio per
questo…. Forse perché mi basta più lo star bene in compagnia che il cosa si fa.
Ma quando vengono questi periodi, beh, inizio a diventare quasi intrattabile,
me ne rendo conto… certo, “gonfiato” da tante piccole insignificanti [che poi
così insignificanti non sono evidentemente] cose che in se e per se non
rappresentano un problema, ma prese tutte insieme…

“tante goccie fanno un mare” ecco… scontato?!? Un po’…
qualsiasi cosa accada chiudo gli occhi, un piccolo pizzico sulla pancia, un
sorriso e si deglutisce un sospiro… e questo sospiro va a gonfiare un
palloncino giorno dopo giorno… ma non scoppia… o meglio a volte è anche
capitato, ma la maggior parte delle volte riesco ad accorgermene in tempo e lo
faccio sgonfiare un po’. Anzi, più che un palloncino sembra un materassino o
uno di quei divani gonfiabili… quando son riempiti al punto giusto son comodi,
ma quando lo diventano troppo, beh, provate a sedervici… diventano duri come la
pietra e fa anche un po’ male rimanerci sopra… bel casotto vero? Ma non
pretendo che nessuno capisca… non ci riesco prima di tutto io, come posso
pretendere che ci riusciate voi? Forse un giorno, quando riuscirò a capirmi,
diventerò anche bravo a trovare le parole giuste per descrivere il mio pensiero…

Lo scrivere queste righe doveva essere un modo per fare un
po’ di chiarezza… per fissare qualche idea che altrimenti dopo pochi istanti
sarebbe svanita… per trovare qualche certezza [?].

Invece è tutto confuso e altalenante… posso dire di esser
sicuro solamente di tre cose:

la prima è che c’è ancora tantissimo da fare per capire me
stesso e che a tante domande su di me non so rispondere, soprattutto quelle che
riguardano il cosa voglio, quali sono le mie forze e le mie debolezze…

la seconda è che di sicuro da “grande” [o per meglio dire,
da vecchio…] non farò lo scrittore visto che scrivo da cani;

e la terza… beh… la terza me la tengo per me… :P

attento a non cadere!!!

luglio 23, 2009

 

Io credo che chiunque non riesca a stare bene da solo non possa conoscere il vero amore; dubito sempre di chi dice: "non posso vivere senza di te".

Mi sento un po’ Mourinho… in silenzio stampa per quasi 4 mesi… e non chiedetemi perchè torno a scrivere… spero solo di non essere troppo prolisso visto che alla fin fine, nonostante la testa voglia pensare parecchio invece di dormire, sono un po’ stanco…

riflettevo…

22 era il numero che accompagnava il cerchio perfetto che concluso mi aveva donato un po’ di serenità… (vedi post precedente…)

22 legato a doppio filo al successivo il 23…

inquietantemente ancora una volta questi numeri tornano ricorrenti… questa volta non c’è stato bisogno di un anno… per fortuna… son bastati 4 mesi, si perchè dal 22 marzo al 22 luglio son esattamente 4 mesi… e per fortuna non è stato neanche così doloroso… ma ad un certo punto si dice basta…

e con oggi si è chiuso un altro cerchio, devo dire la verità, con una grande mano di chi mi è stato un po’ più accanto durante questi ultimi periodi…

ma mi trovo sempre sulla corda dell’equilibrista… in costante equilibrio precario… sempre sul punto di cadere sapendo che quella corda non riuscirebbe a sorreggermi se cadendo decidessi di appendermici…

e guardando in basso non vedo la rete di protezioni… in realtà non vedo nulla… solo l’ingresso di un tunnel buio che, però, so dove mi avrebbe condotto…

Stasera prendere la decisione non è stato complicato… razionalmente era l’unica cosa giusta da fare… sapevo che avrei riempito la testa con qualsiasi cosa che mi avrebbe fatto pensare ad altro… Era invece difficile riuscire a portarla avanti… perchè a volte ci son delle cose che vuoi fare senza un vero perchè… o se anche ne conosci il motivo va contro ogni logica…

E’ stata una scelta dura… ma una scelta va sempre rispettata per quello che è… giusta o sbagliata che sia…

e la mia scelta è stata proprio quella di rispettarla… di rispettarmi… di prender coscienza di quella presa da chi, speravo, ne prendesse una diversa… anche se fa male… anche se fa rabbia… anche se i dubbi rimangono, ma so sarebbero rimasti (diversi ma pur sempre dubbi) anche se questa scelta non l’avessi fatta…

piano piano imparerò a camminare su questa maledetta fune senza perder l’equilibrio, no?!?

Voglio realmente ringraziare chi, forse anche un po’ inconsapevolmente, mi è stato accanto… chi mi ha dato una mano a pensare un po’ più a me stesso… anche se forse non leggeranno mai queste righe o non penseranno siano riferite a loro, beh, voglio ringraziarli ugualmente… :D

Ma ora che è notte, ora che mentre non arriva il sonno rimango con gli occhi sbarrati nel letto, come diavolo la riempio la testa???

PS: son le 4:05 e ho una grandissima voglia di gelato… come si fa???

“È così
E va via un po’ di noi
È così
Che se ne va
Senza tante parole
Senza fare più rumore, quel po’ di noi
E se ne va
E non lascia più l’odore
E nemmeno le parole
Quel po’ di noi”

Now on-air:

Negramaro – E così

Vasco Rossi – Canzone

Vasco Rossi – Brava

 

…tutto in un cerchio perfetto…

marzo 25, 2009

 

"L’anno di quell’ultimo sogno, fu un anno perfetto. Nel senso che cominciò e finì lo stesso giorno. Giovedì. Una circolarità inquietante che, probabilmente, presagiva la sua inviolabile compiutezza. Come se tutto ciò che era accaduto, dovesse rimanere racchiuso per sempre, tra i 365 giorni, 5 ore, 48 minuti e 46 secondi di quell’ennesima rivoluzione e nulla dovesse tracimare, né disperdersi nei giorni a venire. Non i pensieri, non le parole, non i gesti. Non le speranze. Men che meno i sogni…"

Così si è chiuso un ciclo… con un giorno diverso, quello dedicato al Sole per i pagani e al Signore per i cristiani, la Domenica… e il suo inizio, nel giorno della Resurrezione, sembrava l’incipit di qualcosa che era destinato ad esser grande…

E grande lo è stato veramente, tra difficoltà, incomprensioni, occhi lanciati oltre la staccionata per cercare con speranza un futuro.

Sofferenze, parole sussurrate ad amici a causa di una lontananza imposta da se stessi,

ma mai voluta realmente.

Sguardi pieni di complicità, condivisione di ciò che sembrava incondivisibile agli altri,

silenzi che riuscivano a dirci molto più di quel che dall’esterno sembravan dire,

fiumi di parole versate dentro un’auto che smetteva di ruggire e rimaneva in attesa per ore

sotto il portone al buio della luna.

Occhi puntati al cielo notturno per seguire scie colorate rincorrersi e scappare come spaventate da quel tonfo di quell’esplosione che le generava, mentre avanti il mare cercava di rifletterle.

Gelide mattine scaldate da un tiepido raggio di sole passate al tavolino di un bar con un cappuccino e un cornetto vuoto per compagni.

Ore passate tra libri, abiti, scarpe e quant’altro alla ricerca di qualcosa o di nulla… forse di un po’ di tempo che le vetrine riuscivano a far scorrere meno freneticamente.

Forse per la gioia che quel tempo insieme poteva essere un po’ più sereno.

Lacrime di nostalgia quando la mente si illudeva di trovare un modo "semplice" e falsamente indolore per superare le sofferenze,

lacrime di tristezza quando tutto sembrava perdere un senso,

lacrime di gioia quando, forse, ci si è resi conto di quanto pieno potesse essere quel sentimento…

Ciò che è stato, ciò che ho sentito, forse rimane confinato in quest’anno e sicuramente rimane conficcato dentro, perchè certe cose non passano mai e il tempo non sarà mai capace di cancellarle… come vecchie cicatrici troppo profonde per esser assorbite dal corpo…

Certo, nella sua perfezione, questa circolare girandola non è nata dal nulla improvvisamente e non può svanire in piccole colonnine di fumo, come quelle che si alzano da una torta quando un bimbo spegne le candeline.

I pensieri, le emozioni, i sentimenti, non nascono dal nulla e non muoiono in esso… vivono dentro…

ma per chi guarda tutto dall’alto come uno spettatore inconsapevole, ignaro che qualcosa di grande è accaduto, vengon semplicemente dispersi, come la folla festante disfatta dall’arrivo delle cariche dei celerini…

Tutto è iniziato e terminato con una festa…

…come in un cerchio terribilmente perfetto…

Now on-air: Amore bello & Mille giorni di te e di me

 
 

…riccio…

febbraio 18, 2009

…mentre ti poni ancora domande

non puoi far altro che scendere il boccone amaro…

che come un riccio ti lacera dall’interno…

 

…I’m just a puppet…

febbraio 8, 2009

 

una richiesta d’aiuto
nascosta in un grido disperato represso
che riecheggia in deserti neri
di inchiostro pece…
chi ascolta rinnega,
chiude gli occhi
e si volta con un silenzio incomprensibile
con abili e rapide dita controlla
i miei fili come fossi un burattino
in un teatrino…  


instabilmente mosso su di una
sottile linea di confine,
pronto a frantumarsi in terra…
con un senso di vuoto,
parole di zucchero,
gesti di acidi…
dita che dolci accarezzano
e con le unghia rapaci affondano

mi sorseggia come tè nero
e mi sputa via come
un sentimento marcito…

gennaio 19, 2009

 

"mi ha spezzato il cuore di brutto la donna che ho amato maggiornemente…
ma penso che il cuore diventi più grande una volta che ha assorbito la botta…
e che l’universo lasci che il cuore si espanda
e che questa sia la funzione di tutto il dolore e le difficoltà che dobbiamo affrontare…
dobbiamo soffrire per ottenere qualcosa di meglio…"

…You’ve got everything you need, especially me… Sister you’ve got it all…

gennaio 4, 2009

 

I’m taking a moment just imaginin’ that I’m dancin’ with you
I’m your pole and all you’re wearing is your shoes
You got soul, you know what to do to turn me
on until I write a song about you
And you have your own engaging style
And you’ve got the knack to vivify
And you make my slacks a little tight, you
may unfasten them if you like
That’s if you crash and spend the night
But you don’t fold, you don’t fade
You’ve got everything you need, especially me
Sister you’ve got it all
You make the call to make my day
In your message say my name
Your talk is all the talk, sister you’ve got it all
Curl your upper lip up and let me look around
Ride your tongue along your bottom lip and bite down
And bend your back and ask those hips if I can touch
Because they’re the perfect jumping off
point of getting closer to your
Butterfly
Well you float on by
Oh kiss me with your eyelashes tonight
Or Eskimo your nose real close to mine
And let’s mood the lights and finally make it right
But you don’t fold, you don’t fade,
you’ve got everything you need Especially me
Sister you’ve got it all
You make the call to make my day

In you message say my name
Your talk is all the talk sister you’ve got it all
You’ve got it all, you’ve got it all, you’ve got it all [2x]
You’ve got it all, you’ve got it all
Doll I need to see you pull your knee socks up
Let me feel you upside down, slide in
slide out, slide over here
Climb in my mouth now child
Butterfly, well you landed on my mind
Dammit you landed on my ear and then you crawled inside
Now I see you perfectly behind closed eyes
I wanna fly with you and I don’t wanna lie to you
Cause I, cause I can’t recall a better days
I’m coming to shine on the occasion
You’re an open minded lady
You’ve got it all
And I never forget a face
Except for maybe my own
I have my days
Let’s face the fact here, it’s you that’s got it all
You know that fortune favors the brave
Well let me get paid while I make you breakfast
The rest is up to you, you make the call
You make the call to make my day
In your message say my name
Your talk is all the talk, sister you’ve got it all
Cause I can’t recall a better day
I’m coming to shine on the occasion
You’re a sophisticated lady, oh you’ve got it all
You’ve got it all, you’ve got it all, you’ve got it all [3x]
You’ve got it all, you’ve got it all:.
Butterfly, baby, well you’ve got it all

 

a te… presenza costante… sogno incessante… indelebile amore…

dicembre 15, 2008

 

Violento come un mare impetuoso
tenue come un petalo di rosa…
dolce come una goccia di miele,
amaro come un’illusione…


allegro come un sole splendente,
triste come una giornata ugiosa…
chiassoso come un tuono durante un temporale,
silente come un amore nascosto…


caldo come brace che arde,
freddo come rugiada ghiacciata in una giornata invernale…
pazzo come solo un innamorato,
ragionevole come un’equazione scontata…


geloso tacitamente da soffrire dentro,
fiducioso da guardarti volare
dandosi un pizzico allo stomaco…


sole che da senso al mio girare,
capace di scottarmi…
pioggia incessante e distruttiva,
ma che nutre, da respiro e vita…


infinitamente grande
ed infinitamente piccolo…
tutto e niente…


tu mi plasmi, mi modelli…
mi costruisci e mi distruggi…
rivoluzioni il mio mondo
e condizioni ogni mia giornata…


capace di farmi battere il cuore come un tamburo veemente
così come di farlo tristemente fermare…
capace di togliermi il respiro con uno sguardo
e di farmi sciogliere come un cubetto di ghiaccio
su pelle nuda con un semplice sorriso…


pensiero che goccia a goccia mi riempi…
sogno che istante per istante mi svuoti…

 

chissà se stai dormendo, live radio capital – jovanotti, centonze


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