una richiesta d’aiuto
nascosta in un grido disperato represso
che riecheggia in deserti neri
di inchiostro pece…
chi ascolta rinnega,
chiude gli occhi
e si volta con un silenzio incomprensibile…
con abili e rapide dita controlla
i miei fili come fossi un burattino
in un teatrino…

instabilmente mosso su di una
sottile linea di confine,
pronto a frantumarsi in terra…
con un senso di vuoto,
parole di zucchero,
gesti di acidi…
dita che dolci accarezzano
e con le unghia rapaci affondano…
mi sorseggia come tè nero
e mi sputa via come
un sentimento marcito…